Qualche giorno fa, negli stessi giorni del passaggio della torcia olimpica, abbiamo festeggiato un anniversario che per la mia famiglia ha un sapore particolare: sette anni fa facevano il loro ingresso in casa nostra i bambini, iniziava la nostra avventura nell’affido familiare.
Questa coincidenza mi ha fatto pensare ad un’immagine che mi porto nel cuore dopo i miei 200 metri da tedoforo: il momento del “kiss”, lo scambio, quando la mia torcia si è accesa toccando quella di chi mi precedeva. In quel contatto non c’è solo fuoco, c’è un passaggio di testimone, una consegna di fiducia.
Quel gesto è lo stesso che compiamo nelle nostre famiglia allargate e, in modo ancora più profondo, nell’esperienza dell’affido familiare.
Essere tedofori non significa possedere la luce, ma diventarne custodi per un breve tratto. Nell’affido accade lo stesso. Accogliamo nella nostra vita un bambino o un ragazzo che porta con sé una sua luce, a volte fioca, a volte scossa dal vento. Il nostro compito non è “diventare proprietari” della sua storia, ma proteggere quella fiamma, alimentarla con cura e amore, affinché non si spenga nel momento del bisogno.
Essere tedofori, come essere genitori affidatari, significa accettare la custodia di una luce che non ci appartiene. Sette anni fa abbiamo teso le mani per accogliere due fiamme che arrivavano da un’altra storia, da un altro percorso. Il nostro compito non era possederle, ma proteggerle dal vento, alimentarle quando sembravano affievolirsi e onorarle con il massimo rispetto.
Nell’affido impari che non sei il padrone della luce , ma il suo servitore.
In questi 2.555 giorni vissuti insieme, abbiamo sperimentato che proprio come nel percorso olimpico, nell’accoglienza:
– Ogni passo conta: Non servono gesti eroici, serve la costanza di esserci, passo dopo passo.
– Non si corre mai soli: Dietro un tedoforo c’è una comunità che sostiene, dietro una famiglia affidataria c’è una rete di associazionismo e solidarietà.
– Il traguardo è la consegna: La gioia più grande non è tenere la torcia per sempre, ma vedere quel ragazzo pronto a correre la sua strada con una luce più ferma e sicura.
L’affido, proprio come lo spirito olimpico, ci insegna il rispetto: per le origini, per le fragilità, per il ritmo di chi ci cammina accanto.
L’affido familiare è una esperienza bellissima, ma anche faticosa come la staffetta olimpica, bisogna arrivare preparati.
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