Portare la fiamma olimpica tra le mani è stata un’emozione che ancora vibra sottopelle, e stimola riflessioni che mi piace condividere.
Nei giorni precedenti al mio turno con la torcia, ho scritto di campioni e di persone comuni che hanno ispirato il mio percorso sportivo. È stato naturale parlare di valori olimpici universali: umiltà, resilienza, perseveranza, eleganza, impegno. Sono valori nobili, che tutti possono condividere, l’alfabeto di chi vuole stare al mondo in un certo modo.
Nei giorni successivi, nell’incontro di gruppo di Metacometa è stata proposta la lettura del sogno delle Due Colonne di Don Bosco : una nave in mezzo alla tempesta, sballottata dalle onde, che trova salvezza solo ancorandosi a due colonne stabili.
L’accostamento a quanto avevo vissuto è stato immediato… le mie colonne sono quei valori decantati nel conto alla rovescia o qualcosa di più profondo?
Non si tratta di fare classifiche, ma di affermare delle differenze tra quello che può darci uno stile, un qualcosa per stare bene nel mondo e altro che da una sicurezza quando tutto intorno sembra agitarsi, crollare.
Se i valori olimpici possono rappresentare il modo in cui navighiamo, le colonne sono ciò che impedisce alla nave di affondare. Non sono solo “idee”, sono approdi. Per me, queste colonne hanno nomi e volti precisi:
- La Fede: Quell’ancora che non dipende dai miei successi o dai miei fallimenti, ma da una promessa più grande.
- La Famiglia: Il porto sicuro dove non serve essere “da podio” per essere amati.
- Gli amici e gli adulti di riferimento: Quelle bussole umane che restano fisse anche quando tutto il resto ruota vorticosamente.
C’è poi un pensiero che mi accompagna: la possibilità — consapevole o meno — di essere noi stessi colonna per qualcun altro.
C’è sempre qualcuno che, nel mezzo della propria tempesta, conta sulla nostra stabilità. Non cercano solo i nostri “valori” o le nostre performance; cercano la nostra presenza. Cercano quel “fatto di esserci”, comunque vadano le cose. Essere colonna significa offrire una relazione profonda, uno spazio sicuro dove l’altro possa esprimersi liberamente, sapendo che non verrà travolto dalle onde.
Essere colonna significa offrire stabilità non perché siamo perfetti, ma perché abbiamo scelto di esserci.
Allora proviamo ad offrirlo: da SPOSI superando insieme le difficoltà, da GENITORI accettando che i nostri figli debbano scegliere e comunque trovarci comunque la pensiamo, nel ruolo di DOCENTE affiancando la crescita degli studenti, nell’AFFIDO FAMILIARE offrendo stabilità a bambini che sono stati nel mare in tempesta troppo presto.






































































